Max intervista
(www.hardnheavy.org)

gennaio 2008

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I bolognesi Black Rose sono stati una scoperta molto interessante per il sottoscritto, non solo perché nel mio personale girovagare all’interno dell’underground di casa nostra, non mi ero mai imbattuto nella formazione emiliana, ma anche, e soprattutto oserei dire, perché il loro personale approccio musicale così moderatamente old style, mi ha veramente impressionato positivamente.
Non a caso, nel proprio debutto ufficiale sulla lunga distanza da titolo quanto mai esplicativo di “The return of the Black Rose”, la formazione nostrana, riesce nel non facile compito di farci rivivere quelle atmosfere proprie di produzioni old fashioned e marcatamente seventies, riuscendo ad amalgamare influenze che arrivano in modo molto naturale da un certo background che unisce in un unico tessuto musicale locuzioni che vanno dai primi Deep Purple dell’era Mark II, non a caso il cielo porpora della cover del loro disco la dice lunga su questo escamotage, Led Zeppelin, Rainbow e Uriah Heep, il tutto naturalmente filtrato da un’ottica anche abbastanza personale che rende le composizioni dei nostri molto piacevoli e, perché no, anche molto accattivanti.
Sarà il cantante della band Max Gazzoni il nostro interlocutore principale che ci condurrà per mano all’interno dei meandri che si nascondo dietro la pubblicazione del disco di debutto dei black Rose cercando di svelarci tutto, ma proprio tutto, sul passato, sul presente e sul futuro della band emiliana, perciò come al solito, occhi ed orecchie ben aperte, mi raccomando….


Ciao Max e benvenuto su Hard 'n'Heavy, come prima domanda vorrei chiederti se puoi fare un breve escursus sulla carriera dei tuoi Black Rose, delineando, se puoi, le tappe che vi hanno portato alla realizzazione del vostro debut demo.

Prima di tutto ti ringrazio per l’ospitalità e lo spazio concesso.
Lascio da parte tutte le esperienze musicali importanti a cui ho preso parte a partire dai primi anni 90 fino ad oggi perché fanno parte di un’altra storia; a partire dal 2000 io e Francesco facevamo parte di una cover band di nome Back Beat; diversi problemi hanno portato il gruppo a sciogliersi alla fine del 2003. A quel punto io e Francesco, vista l’affinità umana e artistica che ci lega, abbiamo deciso di continuare a suonare assieme ed abbiamo coinvolto nel progetto due amici di vecchia data: Andrea e Roberto.
Inizialmente abbiamo assemblato un repertorio classico da cover band, poi nel 2005 ho sentito la necessità di realizzare qualcosa di “nostro” soprattutto perché sentivo che l’alchimia del gruppo era quella giusta per provare a realizzare qualcosa di inedito. Così ho proposto ai ragazzi una serie di brani da me scritti nel corso degli anni.

Toglimi subito una curiosità, ma dobbiamo considerare i Black Rose come un semplice progetto musicale, o come una band con una sua identità ben predefinità?

Siamo una band con una sua identità ben precisa, composta da quattro personaggi che prima di tutto vanno d’accordo fra di loro e dove ognuno porta il proprio contributo alla causa.

Adesso lascia che ti faccia i complimenti per il vostro primo album che trovo molto ma molto professionale, anche perché credo che a livello puramente strutturale, abbiate compiuto un grosso lavoro anche a livello di arrangiamenti, quanto tempo avete dedicato al nuovo lavoro fra stesura dei brani e conseguente registrazione?

Innanzi tutto grazie per i complimenti. Come dicevo in precedenza i brani erano già scritti, per cui il grosso del lavoro è stato fatto in fase di arrangiamento e registrazione. Inoltre tutti eravamo alla “prima volta” per quanto riguarda le fasi di produzione e missaggio (e qui mi permetto di ringraziare pubblicamente i nostri cari amici Alberto Bergonzoni e Roberto Priori per i consigli e l’aiuto che ci hanno dato). Aggiungendoci il fatto che fra famiglie e lavoro siamo tutti e quattro piuttosto impegnati e che purtroppo i giorni sono solo di 24 ore, alla fine ci abbiamo messo circa un anno e mezzo per dare alla luce il prodotto finito.

Quindi, quanti sacrifici e non solo economici vi è costato portare a termine un'operazione di queste proporzioni?

Diversi, ma tutti affrontati con piacere, visto che la “creatura” che stava nascendo prometteva bene e questo ci ha fatto superare anche i momenti meno brillanti.

Con il senno del poi come giudichi il vostro lavoro? Cambieresti qualcosa, o pensi che, nel bene o nel male, possa rappresentare al meglio il vero volto della band?

Fare tutto da soli senza appoggi o aiuti esterni ha i suoi pro e i suoi contro. In ogni caso, sono (e siamo) più che soddisfatti della riuscita del disco perché questa è la fotografia esatta di come eravamo un anno fa; certo non è “perfetto”, ma abbiamo preferito dare maggiore risalto al “gusto”, al calore ed alla spontaneità, forse perché la mia “scuola” è quella.
Quindi cambierei poco o nulla, anche se credo sia naturale che, riascoltando il disco a distanza di tempo, ti vengano in mente altre idee su alcuni passaggi o arrangiamenti … credo che se andassimo a registrare questi brani oggi probabilmente il risultato sarebbe diverso perché siamo diversi anche noi; magari quando sarò a corto di idee registreremo di nuovo alcuni brani.

Infatti ascoltando i brani del disco, credo che abbiate dato tutto di voi stessi, mettendo in risalto una buona maturità stilistica che ha premiato la vostra caparbietà e il vostro amore per certe sonorità puramente AOR, ti trovi d'accordo con me?

Sì, concordo e vorrei sottolineare ed elogiare pubblicamente il lavoro svolto dai ragazzi, perché tutti hanno dato il massimo: Francesco è una fucina inesauribile di idee in fase di arrangiamento e riesce sempre a trovare l’idea giusta affinché salti fuori “il centesimo mancante per fare 1 euro”, Roberto si adatta ad ogni situazione e ad ogni brano gli venga sottoposto da suonare e Andrea ha delle intuizioni fantastiche in quanto a “gusto” nelle parti di chitarra.

Un disco che richiama alla mente le sonorità frizzanti di band provenienti dai magici anni settanta come Whitesnake, Deep Purple o i maestri Rainbow, ti ritrovi in questi paragoni illustri? e se non è troppo, quali pensi siano state le band che hanno influenzato i Black Rose in tutti questi anni?

Essere accostati anche solo stilisticamente a certi gruppi è da pelle d’oca. Credo che tutta la musica che ognuno di noi quattro ama di più finisca per influenzare la musica dei Black Rose, fino a creare qualcosa che ovviamente finisce per avere molti “richiami storici”, ma conservando (credo e spero) una propria originalità.
Ad esempio, il mio songwriting è molto “seventies” e tendente all’Hard Rock classico senza disdegnare escursioni Blues e acustiche, mentre il modo di suonare di Andrea è molto “ottantiano” e più orientato al metal classico di Maiden e Judas: questo fatto contribuisce a creare una miscela, a mio modo di vedere, perfetta per i nostri brani.
A livello personale le influenze maggiori sono dettate dalla musica che più amo: Led Zeppelin, Deep Purple, Whitesnake, Thin Lizzy, Pink Floyd, Glenn Hughes e (udite udite) Neil Young.

Scusami se posso sembrarti invadente, ma che generi di argomenti trattano le vostre liriche? Ti andrebbe di fare un breve excursus sui vari brani del disco?

Le liriche che scrivo non seguono un filone o un genere determinato. Quello che voglio fare quando scrivo il testo di una canzone non è mandare messaggi, bensì esprimere un sentimento o un pensiero e condividerlo con chi ascolta, cercando di essere il meno banale possibile.
“Billy” ad esempio è un semplice omaggio a William Bonney, essendo un appassionato di West (ma soprattutto di indiani d’America ed infatti un brano che dovrebbe apparire nel nostro prossimo lavoro è totalmente dedicato a loro); “People Say” è una riflessione su come sia difficile portare avanti le proprie idee se queste cozzano con il pensiero maggioritario delle persone, che finiscono con etichettarti come sognatore o addirittura come pazzo; “Bad News” parla della voglia di emergere facendo del Rock and Roll; “Ride To The Sun” cerca di dire che nonostante i momenti bui e i sogni infranti, il sole continua a sorgere ogni mattina, che il passato è passato ed è inutile rimuginarci sopra.
“Streets” parla delle strade e delle ombre che le popolano; possono essere piene di gente, di colori e pulite, mentre altre volte possono essere vuote, nebbiose e polverose. Un po’ come la vita, l’importante è non avere paura di farsi “portare in giro” dal proprio cuore anche se si deve percorrere fino in fondo un vicolo poco illuminato e in cui le ombre si muovono stancamente; “Unleashed Dogs”: a volte si vorrebbe avere la capacità di vivere più tranquillamente, soprattutto quando le cose vanno male, ma l’istinto alla fine vince sempre e ci porta a rischiare.
“Dreams” racconta di quanto l’egoismo e la presunzione facciano perdere il senso della realtà e di come sia comodo vivere di illusioni piuttosto che affrontare i problemi; “Far Away” affronta le difficoltà di esternare ed esprimere i propri reali sentimenti verso un’altra persona; in “Where Do I Go?” mi chiedo dove sto andando e se mai riuscirò a raggiungere tutti i miei obiettivi perché il tempo passa troppo velocemente; “Never Fall In Love Again” parla del dolore che si prova quando si perde qualcuno che si è amato molto, chiedendosi se, a conti fatti, non sia meno doloroso riuscire a non innamorarsi più.

Come nasce di solito un classico brano dei Black Rose, chi ha l'onore o l'onere di dare lo start iniziale?

A livello compositivo il grosso del lavoro lo faccio io e presento agli altri i brani già strutturati per quanto riguarda armonia, melodia e testo. A questo punto ognuno porta il proprio contributo di idee alla stesura finale e all’arrangiamento del brano.

Ok, se non sbaglio il disco è fuori da qualche tempo oramai, ti va di tirare qualche piccola somma?

Siamo partiti con il presupposto di realizzare qualcosa soprattutto per noi, anche perché essendo un’autoproduzione il budget a disposizione non era proprio esaltante … quindi anche in fase di stampa abbiamo “volato basso”, in quanto, non avendo alcun tipo di management, sinceramente non sapevamo dove saremmo potuti arrivare e non ci siamo creati nessun tipo di aspettativa. Poi sono uscite delle buone recensioni su diverse web-zine (tra cui la vostra) sia del CD sia delle nostre esibizioni di supporto a Soul Doctor e Moonstone Project, ed attualmente sono in attesa di sapere se un’etichetta (di cui non faccio il nome per scaramanzia) è interessata alla stampa e alla distribuzione del disco (anche perché delle copie stampate da noi ne sono rimaste poche).
Per natura sono un pessimo venditore di me stesso e non mi piace chiedere più di un paio di volte la stessa cosa alle persone, per cui a volte finisco per lasciare correre la cosa perché mi sembra di perdere tempo; quindi gli unici rammarichi, se così si può dire e senza nessuna polemica, sono per il fatto di non avere un management perché ci aiuterebbe molto e di non sapere che fine hanno fatto le copie che, nelle intenzioni di chi si era proposto come tramite, avrebbero dovuto essere recensite sulla stampa così detta “ufficiale”. Per fortuna ci sono siti come il vostro, costituiti da persone che ci mettono tempo, fatica e cuore, spinte unicamente dalla passione, e che danno una grossa mano alla nostra musica, specialmente quella così detta “underground”.
Tutto sommato, però, siccome non abbiamo mai perso di vista il punto di partenza iniziale, sono più che soddisfatto di come sono andate e di come stanno andando le cose per i Black Rose.

Da qualche anno a questa parte, la scena heavy metal italiana è un calderone oramai saturo di ottime band provenienti da diverse estrazioni musicali, dammi tre buoni motivi per cui un fruitore medio di heavy metal debba avvicinarsi alla musica dei Black Rose.

Domanda difficile, visto quanto soggettivo è il gusto di ogni persona “pensante” … quello che posso dire è che mi auguro che ascoltando la nostra musica si percepiscano la passione e l’amore che ci abbiamo messo a realizzarla. Inoltre credo che sia un disco nel suo insieme abbastanza variegato che si faccia ascoltare volentieri.

Quanto è difficile essere una band di hard rock melodico in un Paese come l'Italia dove a farla da "padrone" sono sempre e comunque i generi più duri del versante rock?

E’ dura perché magari vorresti suonare di più o avere più spazio, ma non essere più di “primo pelo” ci aiuta ad affrontare le cose con il giusto spirito. Noi siamo partiti con il presupposto di fare un CD soprattutto per noi, per fissare un periodo della nostra vita; per cui tutto quello in più che ci arriva o che ci succede è guadagnato. L’importante è sapere che chi ci segue, pochi o tanti che siano, apprezzino sinceramente quello che facciamo.

Nonostante tutto e tutti di band valide in giro per la penisola se ne vedono, sto pensando ai Bad Ambition, Monkey Business o i grandiosi Edge of Forever, conosci qualcuna delle realtà da me nominate?

Conosco gli Edge Of Forever, veramente ottimi (tra l’altro colgo l’occasione per mandare un caro saluto ad Alessandro Del Vecchio, grande tastierista e persona squisita conosciuta durante il tour di Moonstone Project), ed ammetto di conoscere Bad Ambition e Monkey Business solo di nome, ma concordo: di band valide me ne vengono in mente tante e tutte meritevoli di attenzione perché dietro ad un gruppo ci sono sempre passione, fatica e sacrifici. Specialmente in un genere non di consumo come il nostro.

Avete delle possibilità per suonare dal vivo? Puoi spiegare ai nostri lettori che non hanno avuto la possibilità di vedervi in un vostro concerto, come si snoda una vostra classica serata live?

Un po’ per mancanza di management, un po’ per pigrizia nostra ed un po’ perché a Bologna (nonostante la fama di cui gode) i locali dove fare un certo tipo di musica non è che siano tantissimi, ultimamente non suoniamo spessissimo. Però, fra una data e l’altra, ci siamo tolti la grossa soddisfazione di fare da apertura ad una data del Tour 2006 dei Soul Doctor e di aprire alla data bolognese dei Moonstone Project che per il Tour 2007 erano accompagnati da quella leggenda vivente di Glenn Hughes.
In ogni caso una nostra tipica scaletta è composta (a seconda del tempo a nostra disposizione) da brani nostri intercalati da classici quali ad esempio “Green Manalishi”, “Highway Star”, “Burn”, “Remember Tomorrow”, “War Pigs”, “Looking For Love”, “Fool For Your Loving”, eccetera.

Cosa c'è nel futuro prossimo della band? Non dirmi che per un nuovo disco dovremmo aspettare ancora tanto tempo?

Spero proprio di no! Attualmente stiamo lavorando sui brani che andranno a comporre il prossimo disco; non ci stiamo facendo fretta, nel senso che non ci siamo dati delle scadenze, ma contiamo di iniziare a registrare entro l’estate, con la speranza di avere il disco pronto per la fine dell’anno.
Nel frattempo mi piacerebbe riuscire finalmente a finire il mio disco solista, scritto a due mani con Alberto Bergonzoni (il chitarrista de Gli Atroci), perché ormai ci sto lavorando da troppo tempo!

Ok, siamo alla fine, puoi fare un saluto ai nostri lettori?

E’ stato un piacere fare quattro chiacchiere con te e grazie per lo spazio che ci hai dedicato. Un caro saluto a voi e a tutti i lettori di Hard’n’Heavy!
Poi, se vi va, fate un salto sul nostro sito (www.blackroseband.com o sulla nostra pagina MySpace www.myspace.com/maxgazzoni ), ascoltate i samples dei brani e scriveteci, ci farebbe piacere conoscere le vostre opinioni. A presto e ROCK ON!

Beppe "HM" Diana