The Return Of The Black Rose recensione
(www.hardnheavy.org)

dicembre 2007

BIOGRAFIA
NEWS
BANDS
CONCERTI
MUSICA
PRESS
MEDIA
IMMAGINI
CONTATTI
LINKS
HOME
BLACK ROSE - The Return of the Black Rose
Genere: Classic Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2006
Etichetta: Self Produced

Line up:
Max Gazzoni - vocals, acoustic guitar
Andrea Lenzi - guitar
Roberto Venturi - bass
Francesco Paonessa - drums, keyboards

Bologna Rock City!!! Iniziamo questa ennesima recensione parafrasando proprio il titolo di uno storico brano dei quattro mascherati per antonomasia, per sancire ancora una volta, se possibile, l'importanza storico/strategica che da sempre il capoluogo emiliano ha rivestito, e che tutt'ora riveste, in ambito prettamente heavy rock ed affini, rappresentando una tappa fondamentale di quel percorso artistico che fin da tempi non sospetti è stato solcato da formazioni pluri blasonate come i redivivi Crying Steel, Rain, Danger Zone o dai più rinomati Markoone, formazione che, a ben vedere, da qualche anno a questa parte è riuscita nuovamente a catalizzare l'attenzione degli appassionati del genere all'ombra della città delle due torri.
Un ritorno alle sonorità che avevano fatto la fortuna di miriadi di band appartenute ai magici anni ottanta dunque, che naturalmente, potrebbe benissimo farsi ben più considerevole e rilevante, se consideriamo l'avvento, o meglio il ritorno, come recita proprio il titolo di questo splendido dischetto, dei Black Rose, formazione che, nonostante tutte le difficoltà oggettive attraversate negli anni, è riuscita a dare alla luce un interessante lavoro di debutto che, come potete ben intuire voi stessi, poggia le sue basi attorno ad una componente artistica e musicale non tanto distante dall'hard rock vibrante e sostenuto, ma che non perde di certo di vista il giusto piglio melodico, tanto caro a formazioni sicuramente più blasonate della scena albionica a cavallo fra la fine degli anni settanta e l'inizio dei primi anni ottanta, non a caso il cielo rosso porpora dell'artwork del cd la dice veramente lunga, influenze che, naturalmente, vengono filtrate attraverso una componente personale spiccatamente naturale, tale da risultare soddisfacente sia per i musicisti stessi della band, che per i fruitori finali, ovvero noi ascoltatori.
Un versante musicale dunque, in cui alcune componenti principali come spontaneità e sincerità compositiva, rappresentano senz'ombra di dubbio ben più di un semplice concetto di natura astratta, come spesso capita nel novanta per cento delle formazioni nostrane oggi tanto in voga, anche perché, a ben vedere, non abbiamo a che fare con i soliti novellini di turno, ma con musicisti di uno certo spessore, e con alle spalle passate esperienze artistiche, come ad esempio l'ottimo vocalist Max Gazzoni ed il batterista Francesco Paonessa, già membri dei disciolti Back Beat, band della quale i nostri rappresentano naturalmente la naturale prosecuzione, coadiuvati dalle new entry Andrea Lenzi e Roberto Venturi, rispettivamente chitarra e basso, che riescono a ricreare quella sinergia alchemica che si trasforma in composizioni sorrette da arrangiamenti curati come nel caso della frizzante "People Say" che porta con se quella freschezza e quella spensieratezza di un certo melodic rock di stampo prettamente radiofonico, la delicata e raffinata "Street", il cui bridge iniziale ci riporta alla memoria i Marillion più melodici di "Keyligh", la delicata ballad acustica "Far away" che mette in mostra il lato più introspettivo dei quattro, o lo stesso heavy rock enfatizzato e sostenuto di "Dreams" , irrobustito da un ottimo guitr work, fino a giungere alle soglie della splendida re-interpretazione di "Looking for Love" dei Whitesnake del periodo Sykes, resa ancora maggiormente enfatizzata da un'ottima interpretazione di un Max Gazzoni davvero in stato di grazia.
Una band dunque che, secondo il mio modesto parere, merita tutto il rispetto e la massima considerazione possibile da parte dei veri rockers sparsi qua e la all'interno dello sterminato stivale tricolore, grazie soprattutto alle vibrazioni positive emanate da un disco semplice, diretto e sincero, proprio come il buon vino che migliora invecchiando…
Bentornati on the road ragazzi……

Voto: 4/5 (su 5 )

Beppe "HM" Diana