The Return Of The Black Rose recensione
(www.slamrocks.com)

dicembre 2006

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BLACK ROSE
"The return of the Black Rose"
Self Produced 2006


Mi sono volutamente concesso ripetuti ascolti del cd di esordio dei Black Rose, per poterlo inquadrare musicalmente, in quanto trattasi di un cd abbastanza avulso dalle tipiche sonorità cui sono abituato. Ritengo che la chiave di lettura per un corretto approccio a quest'album risieda nella cover di "Looking for love" dei Whitesnake, in cui si esprime la filosofia musicale del vocalist e compositore Max Gazzoni e soci: ricerca sonora matura ed alquanto elaborata, votata alla creazione di brani d'atmosfera, più che d'impatto.
Le coordinate sono molto seventies, a partire dai primi Whitesnake, anche se la band dimostra di aver assimilato certe sonorità della new wave of british heavy metal, mescolandole a reminescenze di bands di spessore, tipo Great White. Non mancano qua è là un paio di spunti in chiave Pink Floyd. Anche sui brani più immediati, la sensazione è comunque quella che la band viaggi un po' con il... freno a mano tirato, ma probabilmente per deliberata scelta artistica. Così, ad esempio, la iniziale "Billy" offre un riff alquanto vicino a "Two minutes to midnight" dei Maiden, senza però averne l'incisività. "Ride to the sun" o "Streets" sono pezzi molto d'atmosfera, che potrebbero richiamare alla mente i Great White più intimisti. Nel proseguo del disco si distinguono la ritmata "Dreams" e la ballad floydiana "Far away".
In definitiva un lavoro d'esordio di cui colpisce la maturità compositiva, anche se una maggiore fisicità in fase esecutiva non avrebbe probabilmente guastato, ed è condizione neccessaria per imporsi all'attenzione dei più.

Alessandro Lilli